Nei film muore un sacco di gente. Spesso di morte violenta, ma anche di malattia. Di solito l'unico segno della loro morte imminente e' la voce strascicata e lo sguardo languido con cui dal letto guardano le persone che si radunano al loro capezzale. A questo punto, di solito lanciano le loro ultime parole di grande acume che colpiscono perfettamente nel segno, dopo di che emettono un 'aaah...' lascivo e chiudono gli occhi, segno che la vita li ha abbandonati. Non un indizio di dolore, agitazione, confusione: nulla. Dal benessere al nulla.
Non che io non sospettassi che la realta' non fosse esattamente cosi', pero' esattamente non sapevo neanche io cosa aspettarmi. Pur essendo medico, la realta' a cui ero abituato nella mia pratica clinica in terapia intensiva era estremamente diversa: tutto avviene a velocita' maggiore li', e raramente i pazienti morenti non sono sedati.
Ma non avevo davvero idea che mi sarei trovato di fronte a un continuo altalenarsi di piccoli miglioramenti e grandi peggioramenti, di periodi di benessere intervallati da crisi di dolore, di momenti di lucidita' e quasi normalita' che si alternano con pianto, depressione, tristezza e tanto, ma tanto sonno.
Non sapevo che mi sarei trovato a decidere quanto prendere sul serio mia madre quando dice che vuole morire e che vuole andare in Svizzera per il suicidio assistito, poi cambia idea e dice che in fondo ha avuto belle giornate anche cosi', poi la ricambia di nuovo e cosi' via, seguendo l'umore del momento.
Non sapevo che ad un certo punto avremmo dovuto decidere anche fino a che punto trattarla quando comincia a vomitare, quando si disidrata e rifiuta fortemente l'idratazione endovenosa, salvo poi ricambiare idea nel bel mezzo della notte, sfinita nel corpo e nello spirito, accettando a malincuore con qualche lacrima e qualche grido i tentativi miei e dell'infermiere di introdurre una cannula di plastica nelle sue vene prosciugate.
Non sapevo che avrei dovuto bilanciare queste decisioni con l'umore estremamente mutevole di mia madre, il suo fermo e ragionevolissimo desiderio di rimanere a casa e non essere portata in ospedale, nonche' con i canoni etici e le pratiche in vigore da queste parti, che non sono necessariamente gli stessi a cui mi ero abituato in anni di lavoro nel Regno Unito.
Insomma, sto scoprendo qualcosa di nuovo ogni giorno. E raramente sono belle scoperte.