Sunday, 28 December 2014

Fine

E cosi e' accaduto. Alla fine in una mattina di dicembre, rapidamente e un po' più presto di quanto avessi anticipato, mamma se ne e' andata.
Ha lasciato una stanza che sembrava diventata una camera d'ospedale, una casa piena di mobili e libri, e due cani un po' confusi.
Mi aspettavo che sarei stato triste, mi aspettavo che ci sarebbe voluto un po' per distrarmi, e cosi' e' stato: ci sono state un po' di lacrime e un po' di rimpianti, come tutti mi dicono essere normale.
Quello che non mi aspettavo invece e' stato scoprire che una parte di me non vuole lasciare andare i pensieri spiacevoli, gli arrovellamenti su cosa avrei potuto fare di diverso, perfino i ricordi meno belli che ho di questi ultimi tre mesi.
E mi sono reso conto che e' perché mantenere la mia mente focalizzata su quei tre mesi significa illudermi di poter fermare il tempo in un momento in cui mamma e' ancora viva e io sono a casa e cerco di fare qualcosa di utile per lei. Mentre superare mentalmente questo periodo vuol dire lasciar andare mamma e consegnarla alla storia, al passato, per sempre. Vuole anche dire affrontare un nuovo periodo della mia vita, un periodo che potrà anche essere pieno di opportunità e momenti belli ma in cui non avrò il mio punto di appoggio più importante degli ultimi 33 anni. Un periodo che mi porterà lentamente verso la stessa eta' di mia madre, verso la malattia e la morte. Forse avro' anche io un figlio che si preoccupa per me, poi ogni tanto si arrabbia perche' sono insopportabile, poi si sente in colpa e viene a scusarsi a modo suo, con un'aria un po' perplessa e una rivista per parlarmi dell'ultimo articolo interessante che ha letto. O forse non avrò nulla di tutto ciò, o perche' non avro' mai figli o perche' avro' una fine rapida.
Fatto sta che, dopo essermi sentito davvero intrappolato a casa per un bel po' di tempo, dopo aver vissuto parecchi momenti genuinamente difficili durante questi tre mesi, dopo aver desiderato a lungo di poter riavere la mia indipendenza e il mio lavoro, all'improvviso ogni tanto segretamente desidero risvegliarmi di nuovo nel letto della mia casa italiana, magari svegliato da mia madre che chiama "Enricooooooo! vieni un attimooo!" e io che tiro il fiato e dopo qualche secondo rispondo "Mammaaaa! Che caspita c'e' adessooooo???"


Wednesday, 26 November 2014

La mia ignoranza

Nei film muore un sacco di gente. Spesso di morte violenta, ma anche di malattia. Di solito l'unico segno della loro morte imminente e' la voce strascicata e lo sguardo languido con cui dal letto guardano le persone che si radunano al loro capezzale. A questo punto, di solito lanciano le loro ultime parole di grande acume che colpiscono perfettamente nel segno, dopo di che emettono un 'aaah...' lascivo e chiudono gli occhi, segno che la vita li ha abbandonati. Non un indizio di dolore, agitazione, confusione: nulla. Dal benessere al nulla.
Non che io non sospettassi che la realta' non fosse esattamente cosi', pero' esattamente non sapevo neanche io cosa aspettarmi. Pur essendo medico, la realta' a cui ero abituato nella mia pratica clinica in terapia intensiva era estremamente diversa: tutto avviene a velocita' maggiore li', e raramente i pazienti morenti non sono sedati. 
Ma non avevo davvero idea che mi sarei trovato di fronte a un continuo altalenarsi di piccoli miglioramenti e grandi peggioramenti, di periodi di benessere intervallati da crisi di dolore, di momenti di lucidita' e quasi normalita' che si alternano con pianto, depressione, tristezza e tanto, ma tanto sonno.
Non sapevo che mi sarei trovato a decidere quanto prendere sul serio mia madre quando dice che vuole morire e che vuole andare in Svizzera per il suicidio assistito, poi cambia idea e dice che in fondo ha avuto belle giornate anche cosi', poi la ricambia di nuovo e cosi' via, seguendo l'umore del momento.
Non sapevo che ad un certo punto avremmo dovuto decidere anche fino a che punto trattarla quando comincia a vomitare, quando si disidrata e rifiuta fortemente l'idratazione endovenosa, salvo poi ricambiare idea nel bel mezzo della notte, sfinita nel corpo e nello spirito, accettando a malincuore con qualche lacrima e qualche grido i tentativi miei e dell'infermiere di introdurre una cannula di plastica nelle sue vene prosciugate.
Non sapevo che avrei dovuto bilanciare queste decisioni con l'umore estremamente mutevole di mia madre, il suo fermo e ragionevolissimo desiderio di rimanere a casa e non essere portata in ospedale, nonche' con i canoni etici e le pratiche in vigore da queste parti, che non sono necessariamente gli stessi a cui mi ero abituato in anni di lavoro nel Regno Unito.
Insomma, sto scoprendo qualcosa di nuovo ogni giorno. E raramente sono belle scoperte.

Alti e bassi

Pomeriggio. Il sole filtra tra i rami dell'albero di ulivo che si erge sotto la finestra della camera da letto di mia madre. L'aria e' tiepida e profuma di fiori autunnali e di brodo vegetale. In sottofondo, il russare regolare di mia madre e il vocio concitato di due strani personaggi che litigano in un programma televisivo. Si vede che il mio massaggio e' stato efficace, penso, sono riuscito a farla addormentare. Abbasso il volume della TV ed esco dalla stanza. 
A volte questo compito di assistere mia madre e' piuttosto facile, dopo tutto. Sono in Italia, il tempo e' mite e il cibo buono, e tra un momento drammatico e l'altro mi sembra di potermi abituare a questa nuova strana vita scandita dai pochi compiti pratici a cui devo assolvere ogni giorno: spesa, farmacia, cibo ai cani, qualche gita all'ASL o dal ragioniere. Quando la giornata va bene riesco persino ad andare in palestra e a cucinarmi qualcosa di buono. Mi sembra che la malattia di mia madre sia solo una scusa per la mia pigrizia, di essere qui perché non avevo voglia di lavorare per un po'. Ci sto male, penso che non dovrei essere qui, che mi sto allontanando troppo dalla mia vita normale e che sara' difficile tornarci, un giorno.
Altre volte invece stare qui mi sembra insopportabile. Quando mia madre piange a dirotto, o quando obnubilata dai farmaci lancia accuse di vario tipo. E' in queste situazioni che mi trovo a sperare che tutto questo finisca in fretta. anche se fine in questo caso vuol dire morte.
E' una strana situazione, dove non riesco a godermi i momenti buoni perche' sembrano la porta di ingresso di una corridoio freddo e male illuminato di cui non vedo l'uscita, e temo i momenti cattivi perche' sembrano la porta di ingresso di una stanza ampia e triste.

Friday, 3 October 2014

Di nuovo a casa

'aaah! aaah! aiuto! aah!'. Le grida sono continue e hanno un tono disperato. Apro gli occhi, vorrei continuare a dormire, ma sento qualcosa torcersi nello stomaco che mi impedisce di rilassarmi. Mi alzo, apro la porta di camera mia, mi affaccio lentamente in camera di mia madre, la trovo che grida per il dolore alla gamba. Di nuovo. Mi guardo intorno alla ricerca dell'infermiere che la assiste. Non lo vedo subito, poi il suo russare tranquillo mi giunge all'orecchio dalla stanza affianco. Un'altra notte andata a farsi friggere....

Sono qui, a casa, da due settimane. Almeno, in quella che una volta chiamavo casa, perche' adesso vivo in Inghilterra da cinque anni; in quel luogo che ho continuato a chiamare casa anche quando quella inglese diventava sempre piu' casa mia. Prima, all'inizio, quando l'inglese suonava ancora una lingua pronunciata sadicamente in maniera incomprensibile per gli stranieri, quando dicevo casa pensavo a questa qui, a questa casetta in campagna da qualche parte nel sud d'Italia, a questa bella casetta col giardino, i cani e i fiori di gelsomino che sbocciano a primavera. Questa casa l'ha scelta e fortemente voluta mamma, e io ci ho vissuto per quasi dieci anni, prima di decidere che il medico non lo volevo piu' fare in Italia, lo volevo fare in Inghilterra. Ricordo l'ultima notte passata in questa casa prima di andare a vivere in UK, era la notte tra il 5 il 6 ottobre 2009. Io ero nel mio letto, le luci erano spente e fuori era silenzio, ed io ero tesissimo. Non che fosse la prima volta che mi sentivo teso in quel letto; ero stato teso per tante cose - universita', donne, eventi disastrosi vari. Quella sera pero' era l'ultima del suo genere. Ricordo di aver parlato ad alta voce con mia madre da camera mia a camera sua, ricordo di aver detto che mi sembrava di starla abbandonando. Ricordo anche che lei mi ha gridato di non dire stupidaggini, credo. 

E adesso sono qui, cinque anni dopo, in questa casa che non e' piu' la mia casa, dopo aver congelato tutta la mia vita inglese in fretta e furia, lontano da lavoro, fidanzata, amici, e sono qui perche' mia mamma sta morendo.