Wednesday, 26 November 2014

Alti e bassi

Pomeriggio. Il sole filtra tra i rami dell'albero di ulivo che si erge sotto la finestra della camera da letto di mia madre. L'aria e' tiepida e profuma di fiori autunnali e di brodo vegetale. In sottofondo, il russare regolare di mia madre e il vocio concitato di due strani personaggi che litigano in un programma televisivo. Si vede che il mio massaggio e' stato efficace, penso, sono riuscito a farla addormentare. Abbasso il volume della TV ed esco dalla stanza. 
A volte questo compito di assistere mia madre e' piuttosto facile, dopo tutto. Sono in Italia, il tempo e' mite e il cibo buono, e tra un momento drammatico e l'altro mi sembra di potermi abituare a questa nuova strana vita scandita dai pochi compiti pratici a cui devo assolvere ogni giorno: spesa, farmacia, cibo ai cani, qualche gita all'ASL o dal ragioniere. Quando la giornata va bene riesco persino ad andare in palestra e a cucinarmi qualcosa di buono. Mi sembra che la malattia di mia madre sia solo una scusa per la mia pigrizia, di essere qui perché non avevo voglia di lavorare per un po'. Ci sto male, penso che non dovrei essere qui, che mi sto allontanando troppo dalla mia vita normale e che sara' difficile tornarci, un giorno.
Altre volte invece stare qui mi sembra insopportabile. Quando mia madre piange a dirotto, o quando obnubilata dai farmaci lancia accuse di vario tipo. E' in queste situazioni che mi trovo a sperare che tutto questo finisca in fretta. anche se fine in questo caso vuol dire morte.
E' una strana situazione, dove non riesco a godermi i momenti buoni perche' sembrano la porta di ingresso di una corridoio freddo e male illuminato di cui non vedo l'uscita, e temo i momenti cattivi perche' sembrano la porta di ingresso di una stanza ampia e triste.

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