E cosi e' accaduto. Alla fine in una mattina di dicembre, rapidamente e un po' più presto di quanto avessi anticipato, mamma se ne e' andata.
Ha lasciato una stanza che sembrava diventata una camera d'ospedale, una casa piena di mobili e libri, e due cani un po' confusi.
Mi aspettavo che sarei stato triste, mi aspettavo che ci sarebbe voluto un po' per distrarmi, e cosi' e' stato: ci sono state un po' di lacrime e un po' di rimpianti, come tutti mi dicono essere normale.
Quello che non mi aspettavo invece e' stato scoprire che una parte di me non vuole lasciare andare i pensieri spiacevoli, gli arrovellamenti su cosa avrei potuto fare di diverso, perfino i ricordi meno belli che ho di questi ultimi tre mesi.
E mi sono reso conto che e' perché mantenere la mia mente focalizzata su quei tre mesi significa illudermi di poter fermare il tempo in un momento in cui mamma e' ancora viva e io sono a casa e cerco di fare qualcosa di utile per lei. Mentre superare mentalmente questo periodo vuol dire lasciar andare mamma e consegnarla alla storia, al passato, per sempre. Vuole anche dire affrontare un nuovo periodo della mia vita, un periodo che potrà anche essere pieno di opportunità e momenti belli ma in cui non avrò il mio punto di appoggio più importante degli ultimi 33 anni. Un periodo che mi porterà lentamente verso la stessa eta' di mia madre, verso la malattia e la morte. Forse avro' anche io un figlio che si preoccupa per me, poi ogni tanto si arrabbia perche' sono insopportabile, poi si sente in colpa e viene a scusarsi a modo suo, con un'aria un po' perplessa e una rivista per parlarmi dell'ultimo articolo interessante che ha letto. O forse non avrò nulla di tutto ciò, o perche' non avro' mai figli o perche' avro' una fine rapida.
Fatto sta che, dopo essermi sentito davvero intrappolato a casa per un bel po' di tempo, dopo aver vissuto parecchi momenti genuinamente difficili durante questi tre mesi, dopo aver desiderato a lungo di poter riavere la mia indipendenza e il mio lavoro, all'improvviso ogni tanto segretamente desidero risvegliarmi di nuovo nel letto della mia casa italiana, magari svegliato da mia madre che chiama "Enricooooooo! vieni un attimooo!" e io che tiro il fiato e dopo qualche secondo rispondo "Mammaaaa! Che caspita c'e' adessooooo???"
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