E cosi e' accaduto. Alla fine in una mattina di dicembre, rapidamente e un po' più presto di quanto avessi anticipato, mamma se ne e' andata.
Ha lasciato una stanza che sembrava diventata una camera d'ospedale, una casa piena di mobili e libri, e due cani un po' confusi.
Mi aspettavo che sarei stato triste, mi aspettavo che ci sarebbe voluto un po' per distrarmi, e cosi' e' stato: ci sono state un po' di lacrime e un po' di rimpianti, come tutti mi dicono essere normale.
Quello che non mi aspettavo invece e' stato scoprire che una parte di me non vuole lasciare andare i pensieri spiacevoli, gli arrovellamenti su cosa avrei potuto fare di diverso, perfino i ricordi meno belli che ho di questi ultimi tre mesi.
E mi sono reso conto che e' perché mantenere la mia mente focalizzata su quei tre mesi significa illudermi di poter fermare il tempo in un momento in cui mamma e' ancora viva e io sono a casa e cerco di fare qualcosa di utile per lei. Mentre superare mentalmente questo periodo vuol dire lasciar andare mamma e consegnarla alla storia, al passato, per sempre. Vuole anche dire affrontare un nuovo periodo della mia vita, un periodo che potrà anche essere pieno di opportunità e momenti belli ma in cui non avrò il mio punto di appoggio più importante degli ultimi 33 anni. Un periodo che mi porterà lentamente verso la stessa eta' di mia madre, verso la malattia e la morte. Forse avro' anche io un figlio che si preoccupa per me, poi ogni tanto si arrabbia perche' sono insopportabile, poi si sente in colpa e viene a scusarsi a modo suo, con un'aria un po' perplessa e una rivista per parlarmi dell'ultimo articolo interessante che ha letto. O forse non avrò nulla di tutto ciò, o perche' non avro' mai figli o perche' avro' una fine rapida.
Fatto sta che, dopo essermi sentito davvero intrappolato a casa per un bel po' di tempo, dopo aver vissuto parecchi momenti genuinamente difficili durante questi tre mesi, dopo aver desiderato a lungo di poter riavere la mia indipendenza e il mio lavoro, all'improvviso ogni tanto segretamente desidero risvegliarmi di nuovo nel letto della mia casa italiana, magari svegliato da mia madre che chiama "Enricooooooo! vieni un attimooo!" e io che tiro il fiato e dopo qualche secondo rispondo "Mammaaaa! Che caspita c'e' adessooooo???"
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Sunday, 28 December 2014
Friday, 3 October 2014
Di nuovo a casa
'aaah! aaah! aiuto! aah!'. Le grida sono continue e hanno un tono disperato. Apro gli occhi, vorrei continuare a dormire, ma sento qualcosa torcersi nello stomaco che mi impedisce di rilassarmi. Mi alzo, apro la porta di camera mia, mi affaccio lentamente in camera di mia madre, la trovo che grida per il dolore alla gamba. Di nuovo. Mi guardo intorno alla ricerca dell'infermiere che la assiste. Non lo vedo subito, poi il suo russare tranquillo mi giunge all'orecchio dalla stanza affianco. Un'altra notte andata a farsi friggere....
Sono qui, a casa, da due settimane. Almeno, in quella che una volta chiamavo casa, perche' adesso vivo in Inghilterra da cinque anni; in quel luogo che ho continuato a chiamare casa anche quando quella inglese diventava sempre piu' casa mia. Prima, all'inizio, quando l'inglese suonava ancora una lingua pronunciata sadicamente in maniera incomprensibile per gli stranieri, quando dicevo casa pensavo a questa qui, a questa casetta in campagna da qualche parte nel sud d'Italia, a questa bella casetta col giardino, i cani e i fiori di gelsomino che sbocciano a primavera. Questa casa l'ha scelta e fortemente voluta mamma, e io ci ho vissuto per quasi dieci anni, prima di decidere che il medico non lo volevo piu' fare in Italia, lo volevo fare in Inghilterra. Ricordo l'ultima notte passata in questa casa prima di andare a vivere in UK, era la notte tra il 5 il 6 ottobre 2009. Io ero nel mio letto, le luci erano spente e fuori era silenzio, ed io ero tesissimo. Non che fosse la prima volta che mi sentivo teso in quel letto; ero stato teso per tante cose - universita', donne, eventi disastrosi vari. Quella sera pero' era l'ultima del suo genere. Ricordo di aver parlato ad alta voce con mia madre da camera mia a camera sua, ricordo di aver detto che mi sembrava di starla abbandonando. Ricordo anche che lei mi ha gridato di non dire stupidaggini, credo.
E adesso sono qui, cinque anni dopo, in questa casa che non e' piu' la mia casa, dopo aver congelato tutta la mia vita inglese in fretta e furia, lontano da lavoro, fidanzata, amici, e sono qui perche' mia mamma sta morendo.
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